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All'interno della cornice normativa internazionale e ancor
più in quella nazionale, si pone al centro della gestione
delle controversie/conflittualità tra persone, enti ecc. la
cultura della mediazione come prassi istituzionale a disposizione del
procedimento giudiziario. La peculiarità di tale prassi
risiede nel fatto che essa riesce a diffondere, nei contraenti la
controversia/conflitto, una cultura della gestione della relazione che
risponde a criteri di giustizia e di equità generati dagli
stessi contraenti, dunque di per sè trasmissibile.
Tale mediazione consente di:
- fuoriuscire da paradigmi
sanzionatori, per
affacciarsi a paradigmi riparativi che implichino la compartecipazione
dei contraenti in qualità di gestori della
controversia/conflitto che essi stessi hanno generato;
- rispondere alla richiesta di
legalità della società, poichè
consente alla "giustizia" di fuoriuscire da un'ottica di "sanzione", ed
entrare a tutti gli effetti nelle prassi quotidiane delle persone.
I docenti del master presentano la mediazione
All'interno del contesto nazionale ed internazionale emerge con sempre maggiore evidenza l'impossibilità
da parte dei sistemi di giustizia ordinari di rispondere alle esigenze di legalità che emergono a tutti i
livelli e nei diversi ambiti di interazione fra cittadini e fra cittadini e istituzioni.
Le linee guida europee riconoscono nella mediazione lo strumento in grado di consentire la diffusione di una
cultura di gestione dei conflitti che fuoriesca da un paradigma sanzionatorio rispondendo a criteri di giustizia
e di equità generati dagli stessi contraenti il conflitto o la controversia. Ma sono soprattutto le esperienze
di alcuni Paesi, tra cui in particolar modo i Paesi dell'America latina, che consentono di poter comprendere
l'impatto dell'introduzione della mediazione rispetto alla crescente richiesta di intervento nell'ambito della
gestione dei conflitti.
A fronte della rilevanza assunta dalla mediazione a livello nazionale e internazionale, diviene necessario il
riferimento a modelli operativi scientificamente fondati e metodologicamente corretti che consentano la
definizione del profilo di competenze dei professionisti che nei diversi contesti utilizzano la mediazione e la
attestazione dell'efficacia degli interventi di mediazione attuati. In tale prospettiva, la cooperazione
nazionale ed internazionale si rileva condizione necessaria affinchè sia possibile la condivisione delle best
practices della mediazione e l'attuazione di progetti di ricerca europei ed internazionali.
Gian Piero Turchi
Direttore del master e membro del Consiglio Direttivo del World Mediation Forum
Il crimine tende a realizzare, genericamente, un molteplice danno: la perdita della propria reale inviolabilità
, la perdita del virtuale sentimento di invulnerabilità e il conseguente dissolvimento della propria
percezione di sicurezza in relazione all'una e all'altra.
L'indebolimento di questa percezione e l'incapacità tendenziale dell'ordinamento giuridico di interloquire
adeguatamente con le vittime di reato ha veicolato una risposta di espansione del modello riparativo, nel
tentativo di sopperire ai difetti del modello retributivo basato unicamente sulla sanzione come risposta
all'atto criminale, e di quello riabilitativo, che non ha forse saputo raggiungere gli obiettivi prefissi, anche
a causa della mai sopita e diffusa esigenza di ritenere la repressione come l'unica strategia deterrente
praticabile. Di fatto, la mediazione è lo strumento cui i vari ordinamenti giuridici fanno più
spesso ricorso per realizzare in concreto politiche di giustizia riparativa, ed è lo strumento nel quale,
unico, appaiono riponibili positive istanze di cambiamento positivo del sistema giudiziario.
Carlo Alberto Romano
Presidente dell'associazione "Carcere e Territorio" di Brescia
Dal punto di vista della sociologia del diritto, in quanto orientata ad analizzare le difficoltà e le
trasformazioni che caratterizzano la natura e la struttura dello strumento giuridico oggi, la mediazione riveste
una duplice positiva prerogativa; la capacità di colmare il divario spesso irrisolvibile tra norme e
realtà sociale cui le stesse dovrebbero applicarsi: La possibilità di riportare il diritto ad una
dimensione di flessibilità e informalità tale, da consentirgli di riconoscere le particolarità
delle situazioni che è chiamato ad amministrare e di favorire le soluzioni più adeguate ai
caratteri delle stesse.
Giuseppe Mosconi
Docente di sociologia del Diritto presso l'Università di Padova
La mediazione in ambito commerciale è ormai considerata un mezzo indispensabile per trovare una
soluzione ai conflitti potenziali o in essere, sia intesa come via alternativa al canonico "giudizio"
(lento ed incerto), sia intesa come metodo tendente a raggiungere lo scopo di trovare una soluzione ad hoc per
il singolo soggetto e per la singola fattispecie. Le prospettive a riguardo sembrano essere fortemente
incoraggianti: stanno, infatti, incrementando esponenzialmente i numeri delle conciliazioni effettuate presso
tutte le Camere di Commercio Italiane (9.326 conciliazioni attivate nel 2006, con un trend di crescita dall'anno
precedente del 32%) e i procedimenti di conciliazione paritetica attivati dalle associazioni dei consumatori e
le realtà economiche più significative a livello nazionale. Il tutto sottolineando come, anche a livello europeo,
non manchino spunti di notevole interesse e, quindi, di notevole ricaduta.
Damiano Marinelli
Avvocato, arbitro e conciliatore. Autore di "ADR. Alternative dispute resolution"
La prima competenza necessaria ad un mediatore affinchè il suo intervento non si traduca nell'applicazione
di categorie di "buon senso" (le stesse che i configgenti a loro volta potrebbero autonomamente produrre) è
l'assunzione di una proposta teorica ampia, che sappia cogliere il "senso" del conflitto dal punto di vista di
chi lo genera. Utilizzando la metafora del conflitto come "gioco" proposta dal sociologo Goffman, potremmo
dire che il configgente è contemporaneamente colui che desidera interromperle la sfida, ma è
anche colui (in quanto "giocatore") che farà il possibile per tenere aperta la "partita".
Elena Faccio
Docente di psicologia clinica presso l'Università di Padova
Nell'arco degli ultimi 10 anni la mediazione in ambito europeo è stata oggetto di una forte attenzione
normativa, tale che tutti i Paesi Europei sono stati richiamati all'utilizzo della mediazione non solo in ambito
extra giudiziario, ma anche come strumento operativo a disposizione del sistema di giustizia. Si è
richiamato infatti alla necessità che la mediazione, in tutti gli ambiti di pertinenza, sia utilizzata
con il massimo anticipo possibile rispetto all'insorgere di conflitti o controversie, nonchè che siano
utilizzati tutti quei dispositivi procedurali per far sì che alle parti già all'interno di iter
giudiziari sia offerta l'occasione di usufruire della mediazione per pervenire ad accordi da sottoporre essi
stessi all'autorità giudiziaria.
La sfida che l'Europa attualmente sta ponendo è quella di poter intraprendere percorsi che operino uno
scarto tra le pratiche di mediazione che ciascun Paese membro realizza (a diversi livelli e con diverse velocità)
a pratiche che siano riferite a specifici indicatori, tale per cui la mediazione possa assurgere a prassi che
possa essere valutata nella sua efficacia a livello transnazionale, affinchè ciò che è
prodotto all'interno di un Paese membro divenga patrimonio trasferibile agli altri Paesi.
Valeria Gherardini
Membro del Consiglio Direttivo dell'European Mediation Network Initiative
Gli Enti Locali, a fronte di un aumento della conflittualità ed alla percezione della insicurezza da
parte dei cittadini, hanno il compito di individuare politiche innovative, connesse alla mediazione ed alla
gestione dei conflitti, che tengano conto dei diversi ambiti applicativi (sociale, comunitaria, scolastico,
familiare, interculturale), e si fondino sull'interazione coordinata di operatori pubblici e privati; stimolare,
interventi preventivi da attivare in un'ottica di legame sociale, all'interno della comunità di
appartenenza, e di accesso ai diritti; individuare una serie di parametri di approccio alle diverse forme di
mediazione in contesti urbani diversificati.
Giovanni Ghibaudi
Responsabile Centro Mediazione della Città di Torino
Generate dalla crisi dei meccanismi di regolazione sociale e di legittimazione dell'istituzione giudiziaria,
la giustizia riparativa e, al suo interno, la mediazione penale sono in grado di promuovere il ripristino del
legame sociale e un diverso modo di "fare giustizia".
Le competenze in materia di gestione alternativa dei conflitti di cui sia possibile valutare l'efficacia si
prospettano, in tal senso, come fondamentali per tutte le professioni che, a vario titolo, vengano esercitate
nell'ambito del sistema penale (con riferimento ad adulti e minori) o in settori contigui.
Patrizia Ciardiello
Referente per la giustizia riparativa per il PRAP della Lombardia
Benchè in Italia si sia ancora in attesa di definire il profilo di professionalità del mediatore familiare,
è crescente l'interesse per tale figura e il suo ruolo, visto anche l'importante riconoscimento
che mediazione e conciliazione hanno ottenuto nella legge sul nuovo processo civile.
Dopo il primo timido accenno alla mediazione contenuto nella legge 54/06, il disegno di legge 957,
del quale dovrebbe essere imminente l'inizio della discussione al Senato, prevede che un passaggio
preliminare informativo presso un centro di mediazione familiare accreditato sia condizione di
procedibilità per la separazione per tutte le coppie non in grado di costruire un accordo
con le sole proprie risorse.
Marino Maglietta
Presidente Associazione Nazionale Crescere Insieme
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