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In aula dopo
dieci anni di
discussione. Futuro condiviso tra genitori e bambini
In Commissione
Giustizia
si è sottolineato che, comunque, i centri pubblici di mediazione sono
insufficienti e che non si possono chiedere ulteriori spese alla
coppia. In realtà in Italia risultano attivi 245 servizi che operano
nel solo servizio pubblico, in ambito comunale o sanitario.
La
mappatura è stata fatta dall’università di Padova (Prof.Gian Piero
Turchi, Dott.sa Valeria Gherardini) del dipartimento di psicologia
generale.
Tutte le regioni italiane hanno almeno un servizio di
mediazione familiare pubblico, ma alcune sono molto avanti: in
Lombardia i centri sono 53 e in Emilia Romagna 42. Uno degli aspetti
critici è l’univocità di standards nelle Pratiche di intervento.
Massimiliano
Rella
Cosa accade
nella UE dei
venticinque
La prima ricerca comparativa sulla mediazione familiare nell’Europa
allargata è firmata dall’Italia.
Nasce su iniziativa del gruppo intergovernativo permanente L’Europe de
l’enfance per promuovere la mediazione in ambito internazionale. Il
progetto, voluto dal Ministero della Famiglia del Lussemburgo, è stato
condotto dall’Istituto degli Innocenti di Firenze, dove ha sede il
segretariato della rete “ChildONEurope”, che a sua volta è gestita dal
Ministero del Lavoro italiano.
La consulenza tecnico-scientifica è stata, invece, della Facoltà di
Psicologia dell’Università di Padova.
- In ordine sparso.
Saltano all’occhio le differenti collocazioni della mediazione nelle
normative dei Paesi europei.
Il punto è che non esistono ancora pratiche trasversali nè linee guida
comuni. Inoltre, i dati disponibili rendono critica la comparazione
perchè troppe sono le differenze riscontrate nei criteri di intervento
a sostegno delle famiglie in conflitto o controversia.
Centri Pubblici.
«Le buone prassi di mediazione riscontrate e con un più alto numero di
interventi – sottolinea
Gian Piero Turchi, professore di psicologia della salute All’Univesità
di Padova – presentano caratteristiche comuni. Da una parte l’avvio
della procedura grazie al tribunale, che crea alla coppia l’occasione
per conoscere la mediazione attraveso un obbligo informativo.
Dall’altro, l’interruzione del procedimento giudiziale, se la coppia
intende proseguire».
Massimiliano Rella
Norme diverse
in Europa sulla
Mediazione Familiare
Francia
- Il giudice può proporre alla coppia una misura di mediazione e dopo
aver raccolto il consenso di entrambi designare un mediatore. Tuttavia
il giudice può anche ingiungere l’incontro con un Mediatore per fare in
modo che i genitori siano informati sugli obiettivi e le prassi della
mediazione. Le misure sono state introdotte con una Legge del 2002 e
poi confermate dalla nuova Legge sul divorzio (2004). La Francia ha
istituito diplomi per la professione del mediatore, nonchè criteri e
standards di formazione.
Norvegia
- E’ previsto il passaggio preliminare obbligatorio informativo nei
casi di separazione e divorzio.
Regno
Unito
- Il Family Law Act (1996) prevede provvedimenti di informazione sulla
mediazione: i legali sono tenuti a certificare al giudice di aver
espletato quest’obbligo. Sono previsti un incontro informativo Sui
servizi di supporto alla famiglia e un periodo (da 9 a 27 mesi) per
valutare la possibilità di conciliazione della coppia o per concordare
le modalità di separazione attraverso una auto o etero mediazione. Il
giudice, in qualsiasi momento, può, su richiesta delle parti o
d’ufficio, invitare i coniugi a partecipare a un incontro informativo
di mediazione.
Massimiliano Rella
Aumenta la
domanda per
una figura professionale in cerca di competenze precise
- Professione di attualità
Si spiega anche così il boom di una figura professionale non nuova, ma
di estrema attualità, quella del mediatore familiare, che si propone
come un prezioso salvagente per riportare i litiganti se non
all’intesa, almeno al buonsenso. Sui giornali e sulla Rete sta
esplodendo l’offerta di servizi e si moltiplicano anche le iniziative
di formazione e specializzazione. Consultando un comune motore di
ricerca, alla voce “mediazione familiare” si possono sfogliare oltre
600mila pagine, con manuali e veri corsi online.
- In cerca di identità
Ma chi sono I mediatori familiari? Sulle caratteristiche della
professione non c’è chiarezza. Nè aiuta la formulazione, volutamente
generica, adottata nella Legge sull’affido condiviso, secondo cui il
giudice “sentite le parti e ottenuto il loro consenso”, può rinviare la
propria decisione “per consentire che i coniugi, avvalendosi di
esperti, tentino una mediazione”. Esperti, dunque: ma con quale
bagaglio professionale? «In Italia – spiega Valeria Gherardini,
collaboratrice all’insegnamento di psicologia della Salute
dell’università di Padova – la specializzazione del Mediatore è nata
dalla pratica, ed è stata influenzata dall’ambito professionale di tipo
legale, psicologico o psicoterapeutico».
L’ateneo patavino è un osservatorio privilegiato per l’analisi di
questa problematcia: l’anno scorso ha realizzato una indagine sulla
mediazione familiare in Europa, presentando un primo Rapporto con il
segretariato ChildONEurope per il Ministero della Famiglia del
Lussemburgo. «Mentre alcuni Paesi europei – dice Gherardini – hanno
adottato standards precisi, nel nostro questo processo non si è
compiuto, e le varie strutture si sono aggregate in associazioni per
realizzare processi di auto-accreditamento. Questa figura ha tardato a
darsi un profilo autonomo tendendo spesso a confondersi, e in qualche
misura a perdersi, nelle diverse scuole di provenienza»
Elio Silva
Dall'UE le
regole di condotta
«A livello internazionale – dice Gian Piero Turchi, professore presso
il dipartimento di psicologia generale dell’Università di Padova e che
è stato fra i curatori del Rapporto europeo presentato lo scorso anno –
risulta ampiamente delineato un ruolo ad hoc, che risulta competente a
trattare i processi che alimentano o mantengono la controversia o il
conflitto in corso. Questo Profilo - precisa Turchi – si distingue in
maniera sostanziale da quello del professionista legale, perchè
l’obiettivo non si esaurisce nel raggiungimento degli accordi, ma
contempla come requisito il fatto che le parti diventino in grado di
gestire il conflitto da loro stesse generato. Al tempo stesso, però, il
ruolo del mediatore si dintingue anche da quello dello psicologo o
psicoterapeuta di coppia, perchè riguarda non la figura clinica, ma un
professionaità che costruisce la propria esperienza sui processi della
controversia o del conflitto»
- I rischi di sovrapposizione e depotenziamento
«Rispetto al ruolo di mediatore – sintetizza Turchi – il panorama
italiano rivela come aspetto critico la sovrapposizione di questo
profilo con altri ruoli. Il rischio che si corre è quello di un
depotenziamento dell’efficacia di questo strumento dal suo interno, in
virtù del fatto che il nostro Paese, non avendo formulato specifici
standards fromativi o requisiti professionali, subisce contaminazioni
da altri modelli, quello clinico o quello legale, facendo pertanto
perdere di vista l’obiettivo specifico della mediazione»
Elio Silva
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