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Luglio-Agosto 2008 Il sole 24 ore
"Famiglia e Minori"
Psicologia & Diritto/Per la crescita del bambino sono necessari rapporti stabili con le due figure genitoriali
Aprile 2008 Il sole 24 ore
"Famiglia e Minori"
Mediazione/Il confronto internazionale
Gennaio 2008 Il sole 24 ore
"Famiglia e Minori"
Riforme attese/La mediazione familiare resta una scommessa da giocare con convinzione
26 Novembre 2007 Il sole 24 ore
"Economia e imprese/Lavoro e carriere"
Nuove Professioni/il mediatore di conflitti in azienda
21 Marzo 2005 Il sole 24 ore
"La Famiglia e la Legge"
La Riforma/In aula dopo dieci anni di discussione. Futuro condiviso tra genitori e bambini
11 Luglio 2005 Il sole 24 ore
"Economia/Lavoro e Carriere"
La Ricerca/Cosa accade nella UE dei venticinque
11 Luglio 2005 Il sole 24 ore
"Economia/Lavoro e Carriere"
La Ricerca/Norme diverse in Europa sulla Mediazione Familiare
26 Maggio 2006 Il sole 24 ore
"Economia/Lavoro e Carriere"
Mediatore familiare/Aumenta la domanda per una figura professionale in cerca di competenze precise
29 Maggio 2006 Il sole 24 ore
"Economia/Lavoro e Carriere"
All'estero/Dall'UE le regole di condotta


In aula dopo dieci anni di discussione. Futuro condiviso tra genitori e bambini

In Commissione Giustizia si è sottolineato che, comunque, i centri pubblici di mediazione sono insufficienti e che non si possono chiedere ulteriori spese alla coppia. In realtà in Italia risultano attivi 245 servizi che operano nel solo servizio pubblico, in ambito comunale o sanitario.
La mappatura è stata fatta dall’università di Padova (Prof.Gian Piero Turchi, Dott.sa Valeria Gherardini) del dipartimento di psicologia generale.
Tutte le regioni italiane hanno almeno un servizio di mediazione familiare pubblico, ma alcune sono molto avanti: in Lombardia i centri sono 53 e in Emilia Romagna 42. Uno degli aspetti critici è l’univocità di standards nelle Pratiche di intervento.

Massimiliano Rella



Cosa accade nella UE dei venticinque

La prima ricerca comparativa sulla mediazione familiare nell’Europa allargata è firmata dall’Italia.
Nasce su iniziativa del gruppo intergovernativo permanente L’Europe de l’enfance per promuovere la mediazione in ambito internazionale. Il progetto, voluto dal Ministero della Famiglia del Lussemburgo, è stato condotto dall’Istituto degli Innocenti di Firenze, dove ha sede il segretariato della rete “ChildONEurope”, che a sua volta è gestita dal Ministero del Lavoro italiano.
La consulenza tecnico-scientifica è stata, invece, della Facoltà di Psicologia dell’Università di Padova.
- In ordine sparso.
Saltano all’occhio le differenti collocazioni della mediazione nelle normative dei Paesi europei.
Il punto è che non esistono ancora pratiche trasversali nè linee guida comuni. Inoltre, i dati disponibili rendono critica la comparazione perchè troppe sono le differenze riscontrate nei criteri di intervento a sostegno delle famiglie in conflitto o controversia.
Centri Pubblici.
«Le buone prassi di mediazione riscontrate e con un più alto numero di interventi – sottolinea Gian Piero Turchi, professore di psicologia della salute All’Univesità di Padova – presentano caratteristiche comuni. Da una parte l’avvio della procedura grazie al tribunale, che crea alla coppia l’occasione per conoscere la mediazione attraveso un obbligo informativo. Dall’altro, l’interruzione del procedimento giudiziale, se la coppia intende proseguire».

Massimiliano Rella


Norme diverse in Europa sulla Mediazione Familiare

Francia
- Il giudice può proporre alla coppia una misura di mediazione e dopo aver raccolto il consenso di entrambi designare un mediatore. Tuttavia il giudice può anche ingiungere l’incontro con un Mediatore per fare in modo che i genitori siano informati sugli obiettivi e le prassi della mediazione. Le misure sono state introdotte con una Legge del 2002 e poi confermate dalla nuova Legge sul divorzio (2004). La Francia ha istituito diplomi per la professione del mediatore, nonchè criteri e standards di formazione.

Norvegia
- E’ previsto il passaggio preliminare obbligatorio informativo nei casi di separazione e divorzio.

Regno Unito
- Il Family Law Act (1996) prevede provvedimenti di informazione sulla mediazione: i legali sono tenuti a certificare al giudice di aver espletato quest’obbligo. Sono previsti un incontro informativo Sui servizi di supporto alla famiglia e un periodo (da 9 a 27 mesi) per valutare la possibilità di conciliazione della coppia o per concordare le modalità di separazione attraverso una auto o etero mediazione. Il giudice, in qualsiasi momento, può, su richiesta delle parti o d’ufficio, invitare i coniugi a partecipare a un incontro informativo di mediazione.

Massimiliano Rella



Aumenta la domanda per una figura professionale in cerca di competenze precise

- Professione di attualità
Si spiega anche così il boom di una figura professionale non nuova, ma di estrema attualità, quella del mediatore familiare, che si propone come un prezioso salvagente per riportare i litiganti se non all’intesa, almeno al buonsenso. Sui giornali e sulla Rete sta esplodendo l’offerta di servizi e si moltiplicano anche le iniziative di formazione e specializzazione. Consultando un comune motore di ricerca, alla voce “mediazione familiare” si possono sfogliare oltre 600mila pagine, con manuali e veri corsi online.

- In cerca di identità
Ma chi sono I mediatori familiari? Sulle caratteristiche della professione non c’è chiarezza. Nè aiuta la formulazione, volutamente generica, adottata nella Legge sull’affido condiviso, secondo cui il giudice “sentite le parti e ottenuto il loro consenso”, può rinviare la propria decisione “per consentire che i coniugi, avvalendosi di esperti, tentino una mediazione”. Esperti, dunque: ma con quale bagaglio professionale? «In Italia – spiega Valeria Gherardini, collaboratrice all’insegnamento di psicologia della Salute dell’università di Padova – la specializzazione del Mediatore è nata dalla pratica, ed è stata influenzata dall’ambito professionale di tipo legale, psicologico o psicoterapeutico».
L’ateneo patavino è un osservatorio privilegiato per l’analisi di questa problematcia: l’anno scorso ha realizzato una indagine sulla mediazione familiare in Europa, presentando un primo Rapporto con il segretariato ChildONEurope per il Ministero della Famiglia del Lussemburgo. «Mentre alcuni Paesi europei – dice Gherardini – hanno adottato standards precisi, nel nostro questo processo non si è compiuto, e le varie strutture si sono aggregate in associazioni per realizzare processi di auto-accreditamento. Questa figura ha tardato a darsi un profilo autonomo tendendo spesso a confondersi, e in qualche misura a perdersi, nelle diverse scuole di provenienza»

Elio Silva



Dall'UE le regole di condotta

«A livello internazionale – dice Gian Piero Turchi, professore presso il dipartimento di psicologia generale dell’Università di Padova e che è stato fra i curatori del Rapporto europeo presentato lo scorso anno – risulta ampiamente delineato un ruolo ad hoc, che risulta competente a trattare i processi che alimentano o mantengono la controversia o il conflitto in corso. Questo Profilo - precisa Turchi – si distingue in maniera sostanziale da quello del professionista legale, perchè l’obiettivo non si esaurisce nel raggiungimento degli accordi, ma contempla come requisito il fatto che le parti diventino in grado di gestire il conflitto da loro stesse generato. Al tempo stesso, però, il ruolo del mediatore si dintingue anche da quello dello psicologo o psicoterapeuta di coppia, perchè riguarda non la figura clinica, ma un professionaità che costruisce la propria esperienza sui processi della controversia o del conflitto»

- I rischi di sovrapposizione e depotenziamento
«Rispetto al ruolo di mediatore – sintetizza Turchi – il panorama italiano rivela come aspetto critico la sovrapposizione di questo profilo con altri ruoli. Il rischio che si corre è quello di un depotenziamento dell’efficacia di questo strumento dal suo interno, in virtù del fatto che il nostro Paese, non avendo formulato specifici standards fromativi o requisiti professionali, subisce contaminazioni da altri modelli, quello clinico o quello legale, facendo pertanto perdere di vista l’obiettivo specifico della mediazione»

Elio Silva